Monday, 5 May 2008
Pigeons
Quando le condizioni lo permettono, una delle cose che mi piace fare la mattina dei giorni festivi è catapultarmi al centro in moto insieme alla consorte, per fare colazione in un bar del centro. Uno dei bar che mi piace di più, sia per la qualità cornetti che per la posizione, è la Pasticceria D'Angelo, in via della Croce. Sabato mentre siamo al bancone a fare la nostra colazione, ci rendiamo conto ad un tratto che c'è qualcosa di strano nell'aria. Tutti piano piano si scansano dal bancone, e guardano alle nostre spalle. Mi giro anche io e vedo: c'è un piccione che in qualche modo è riuscito ad entrare, e sta appollaiato sopra una tenda. Non si muove, ma il pericolo che cominci a volare in giro, magari depositando qualcosa, è palpabile, e tutti lo percepiscono. Il piccolo esodo dei clienti cresce, mentre i camerieri cercano di prendere provvedimenti e cominciano a muoversi nervosamente e confabulare.
Io vorrei essere l'unico che conserva il suo aplomb mentre continuo indisturbato con il mio cappuccino, ma c'è chi mi frega: il barista davanti a me mentre sta lavando un bicchiere fa al suo collega che sta armeggiando con la macchina del caffè:
"Andrè"
"Aoh"
"Va' a chiama' er cuoco"
Monday, 21 April 2008
Cassette
Siccome io sostanzialmente sono un modaiolo, non mi posso sottrarre alla moda del momento, e cioè quella di preparare le cassette come si faceva ormai 20 anni fa, attraverso Muxtape.
Per cui ecco la mia:
Buon ascolto
Thursday, 14 February 2008
Project
Lavoro. Stiamo verbalizzando una riunione. Il mio collega scrive, io faccio in tempo reale "peer review", che per chi non è addetto ai lavori spiego cosa significa: rompo le scatole.
"...e si è convenuto che saranno aggiornati i documenti di progget..."
"Alt! hai scritto due G"
"Embeh? Proggetto, co' ddue G"
"A Roma. Nel resto del mondo una G sola"
"Maddai! e allora oggetto?"
"Con due G. Ma una cosa è un oggetto, una cosa è un proggetto"
"Dici?"
riprendendo a scrivere. Come pigia la t, la o e la barra spaziatrice, l'implacabile correttore automatico di Word interviene come un boia con l'accetta e tronca via una delle G. Il mio collega non dice niente, ma assume un'espressione che esprime dubbio sulla autorevolezza del correttore di Word.
Tuesday, 12 February 2008
Salumi
Qualcuno si lamenta perché questo blog non viene aggiornato. Il fatto è che ho passato un lungo periodo in cui ho lavorato 15 ore al giorno, ho fatto giri vari per l'Italia, per cui praticamente è come se non fossi vissuto a Roma. E come ben sai a me non piace andare fuori tema.
Detto questo sabato sono andato a fare la spesa al super, con la mia solita aspettativa di normale cordiale distacco tra me e i banconisti dei salumi, come in qualsiasi città d'Italia, tipo "buonasera, le consiglio questo prosciutto, vuole assaggiare questo formaggio squisito?". Appena arrivo, stacco il bigliettino, numero 87. Guardo il tabellone e vedo 72. Mi si accappona la pelle, tanto più che sono le 19:45, manca solo un quarto alla chiusura. Eppure lì davanti al bancone ci sono solo 4 persone. Allora uno dei tizi del bancone mi guarda, capisce il mio cruccio e fa "niente numeretti, stamo a chiude, annamo in ordine". Un altro gli fa subito eco: "Sai che c'è invece? Che chiudemo subito, basta così, nnamo a casa che per oggi è finita". Subito una donna vicino a me gli fa: "CATTIVO!". "Cattivo a me?" "Sì, CATTIVO! E' un quarto che sto qua, e mo chiudete? Siete cattivi!" "CATTIVO A ME? Sò disciotto ore che sto qua, se ero cattivo sai che facevo. Pfui! Cattivo a me". E continua a servire chi stava servendo. "Altro?" "Basta così". Prepara il pacchetto, lo consegna. Poi con le pupille a forma di bandiera dei pirati guarda la signora che gli ha dato del cattivo: "E adesso ce stai te, vero?" sfregandosi le mani. "ehm no..." "Sì che ce stai te, dimmenpo' dimmenpo', che volevi?". Nel frattempo mi distraggo perché un altro addetto finisce di servire un cliente e adesso tocca a me. "Chi c'è?" "Io" "O te piji 90 grammi de salame, o niente", indicando una cartata di salame appena tagliato evidentemente per una cliente precedente che ha cambiato idea. "Ehm, vada per i 90 grammi" "Molto bene, molto bene, che altro?" "2 etti di prosciutto, etc etc." "..." "Altro?" "Basta così, grazie". Mentre chiude gli incarti il tizio, finendo di scherzare, mi dice a bassa voce "Grazie (per aver preso il salame già tagliato). Sai, era della signora prima che..." Mentre cerca di finire la frase, parte una voce dall'affettatrice al lato opposto del bancone "AOH! che j'hai dato er salame dell'artro ieri, quello..." e il mio salumiere con il braccio teso verso quell'altro "AOH! GRAZIE, AMICO! Un po' de ca... affari tua no eh?". Me ne vado ridendo da solo e pensando una sola cosa: sono a Roma, sono a Roma, sono a Roma. Non ci si può sbagliare. Porcoggiuda, sono a Roma.
Detto questo sabato sono andato a fare la spesa al super, con la mia solita aspettativa di normale cordiale distacco tra me e i banconisti dei salumi, come in qualsiasi città d'Italia, tipo "buonasera, le consiglio questo prosciutto, vuole assaggiare questo formaggio squisito?". Appena arrivo, stacco il bigliettino, numero 87. Guardo il tabellone e vedo 72. Mi si accappona la pelle, tanto più che sono le 19:45, manca solo un quarto alla chiusura. Eppure lì davanti al bancone ci sono solo 4 persone. Allora uno dei tizi del bancone mi guarda, capisce il mio cruccio e fa "niente numeretti, stamo a chiude, annamo in ordine". Un altro gli fa subito eco: "Sai che c'è invece? Che chiudemo subito, basta così, nnamo a casa che per oggi è finita". Subito una donna vicino a me gli fa: "CATTIVO!". "Cattivo a me?" "Sì, CATTIVO! E' un quarto che sto qua, e mo chiudete? Siete cattivi!" "CATTIVO A ME? Sò disciotto ore che sto qua, se ero cattivo sai che facevo. Pfui! Cattivo a me". E continua a servire chi stava servendo. "Altro?" "Basta così". Prepara il pacchetto, lo consegna. Poi con le pupille a forma di bandiera dei pirati guarda la signora che gli ha dato del cattivo: "E adesso ce stai te, vero?" sfregandosi le mani. "ehm no..." "Sì che ce stai te, dimmenpo' dimmenpo', che volevi?". Nel frattempo mi distraggo perché un altro addetto finisce di servire un cliente e adesso tocca a me. "Chi c'è?" "Io" "O te piji 90 grammi de salame, o niente", indicando una cartata di salame appena tagliato evidentemente per una cliente precedente che ha cambiato idea. "Ehm, vada per i 90 grammi" "Molto bene, molto bene, che altro?" "2 etti di prosciutto, etc etc." "..." "Altro?" "Basta così, grazie". Mentre chiude gli incarti il tizio, finendo di scherzare, mi dice a bassa voce "Grazie (per aver preso il salame già tagliato). Sai, era della signora prima che..." Mentre cerca di finire la frase, parte una voce dall'affettatrice al lato opposto del bancone "AOH! che j'hai dato er salame dell'artro ieri, quello..." e il mio salumiere con il braccio teso verso quell'altro "AOH! GRAZIE, AMICO! Un po' de ca... affari tua no eh?". Me ne vado ridendo da solo e pensando una sola cosa: sono a Roma, sono a Roma, sono a Roma. Non ci si può sbagliare. Porcoggiuda, sono a Roma.
Thursday, 24 January 2008
La Banca II
Ti ricordi la mia banca? Sono andato di nuovo. Prendo il numerino: 116. Guardo il tabellone: stanno servendo il 110. Subito dietro a me c'è un tizio che prende il numerino dopo di me, quindi il 117. Guarda il numerino, guarda il tabellone, esce fuori dalla banca con il numerino in mano. E' un tipo professional, con valigetta e cravatta. Credo che vada a fare colazione per ingannare il tempo. Infatti torna dopo circa 20 minuti e guarda il tabellone: stanno servendo il 113. Allora rivolto a me fa: "Aoh, ancora ar centotredici stamo! 'A moviola 'n campo ce sta, mortacci!"
Thursday, 17 January 2008
Rainy Day
Mi sento come hai presente quando sei per educazione costretto ad intavolare una conversazione pur non avendo argomenti? Per capirci immediatamente, quando sei in ascensore con un vicino di casa che saluti sempre ma non conosci e devi affrontare con lui 10 piani. In casi del genere, da quando hanno inventato gli ascensori, la soluzione è parlare del tempo atmosferico.
Oggi a Roma c'è un tempo stupido, tutto grigio, e piove la gnagnarella*.
*) La gnagnarella** è il tipico pianto del bambino quando dopo un po' non si ricorda più perché si è messo a piangere, però sente che deve continuare a farlo, e quindi piagnucola senza convinzione.
**) Sentita oggi alla radio
Monday, 3 December 2007
3
Tre anni fa, più o meno a quest'ora, spuntava fuori il primo post di Garbaland.
(quando uno non ha argomenti, tira fuori anche questi trucchetti vigliacchi pur di fare un post).
Friday, 9 November 2007
Kindness II
Quando ho scritto dei biscotti Gentilini, mi rendevo conto che parlavo di una cosa caratteristica di Roma, ma non più di tanto. Nei commenti si è scatenato un turbinio di emozioni e ricordi, che accomunano un sacco di gente (vedi la più volte citata "Pappetta"). Uno dei commenti però mi ha colpito talmente che lo piazzo qui in prima pagina, perché non puoi perdertelo.
Pablo scrive:
Mamma mia i Gentilini!!! Ho mandato una e-mail qualche mese fa:
"Grazie di accompagnarmi da quaranta anni. Vedere quei biscotti la mattina accanto al latte e caffé è rassicurante e così normale da sempre. Me li ricordo, nel negozio che da oltre ottanta anni fa aveva mio nonno in via del Pigneto, e che poi è stato dei miei genitori. Mi ricordo le latte colorate con quel treno fatto di biscotti. Ricordo le mamme che venivano a comprarne 2 o 3 etti. Mi ricordo che erano buoni come adesso. Adesso piacciono alle mie due bambine perché esistono i biscotti e poi ci sono "I Gentilini". Non conosco persone, a Roma, che pronunciando quel nome non abbiano a fare un cenno come a dire "Beh, i Gentilini sono i Gentilini", e non li considerino come I Migliori. Fanno parte della famiglia, come una vecchia zia che è sempre là. Quando sono in vacanza in qualche regione italiana e mi càpita di essere al supermercato, più di una volta ho sentito questa domanda: "ma i Gentilini non ci sono?" . Ecco, sicuramente sono di Roma anche loro. E' inconcepibile non trovarli sugli scaffali. Un pò mi compiaccio di non trovarli spesso fuori Roma. Sono un pò geloso. Fanno parte della città e dell'essere romani, un pò come il Colosseo o la Bocca della Verità. All' epoca c'erano i tram a cavallo, ora c' è internet, i telefonini e la comunicazione globale. E loro sono sempre là, buoni come quando ogni tanto aprivo quella latta colorata e ne rubavo uno, quasi quaranta anni fa. Grazie ancora e una preghiera: non cambiate mai"
Tuesday, 23 October 2007
Snow
Una cosa che continua a farmi tenerezza: i romani, di qualsiasi età e genere, quando vedono cadere un po' di neve sembrano dei bambini. Uno spettacolo nello spettacolo.
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